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Hall of fame#2 Gino De Domicicis

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GINO DE DOMINICIS (*1947/1998, Roma)
«[…] Fermandosi nel tempo a un’età da lui scelta e interrompendo l’invecchiamento, l’uomo romperebbe l’incantesimo della dimensione più misteriosa che regola l’universo, e questo sarebbe il primo vero passo verso la possibilità di una maggiore comprensione della vita. »
Gino De Dominicis

 

Lettera sull’immortalità
Roma, 10 Aprile 1970
Fra un Cocktail per festeggiare il superamento del secondo principio della termodinamica (1972), una Piramide invisibile(1969) e uno Specchio che tutto riflette tranne gli esseri viventi (1969), le opere e la vita di Gino De Dominicis si destreggiano nella delicatezza e nella complessità dell’equilibrio cosmico della creazione.
A quasi vent’anni dalla morte, le sue pitture e sculture emanano ancora e sempre più forza, appurando la sua visione per cui « L’opera d’arte una volta terminata deve sorprendere e rimandarmi più energie di quante ne ho impiegate per realizzarla. L’opera in questo modo è ‘antientropica’ e contraddice il secondo principio della termodinamica. Si riappropria così del problema della morte e dell’immortalità del corpo, senza delegarlo alla scienza e agli scienziati, il che sarebbe pericoloso.”
Da oggi è possibile consultare nella HALL OF FAME della libreria Brac la monografia “Gino De Dominicis. L’ Immortale” a cura di Achille Bonito Oliva.
Estratta dal catalogo, pubblichiamo qui la lettera che De Dominicis inviò a Jean Clair, Direttore della 46ª Biennale di Venezia, per declinare l’invito a partecipare alla sua mostra Identità e alterità. 
Questo testo rappresenta il coraggio di Gino De Dominicis nel sostenere la centralità assoluta dell’Arte e della figura dell’artista-creatore, rispetto a un sistema sempre più dominato da inutili personaggi “creativi”, strategie economiche e sfruttamento intellettuale.
1995
LE MIE OPERE NON VOGLIONO ESSERE ESPOSTE ALLA XLVI BIENNALE DI VENEZIA.
Il Direttore della prossima Biennale è stato chiamato a Venezia per organizzare la Mostra dell’Arte Visiva e per celebrarne il Centenario con la ”Mostra Storica della Biennale”, e per predisporre che ogni opera e ogni artista prescelto siano presenti nel modo più idoneo.
Dai comunicati vari e dal telegramma con il quale mi si informa di essere stato invitato ad esporre, apprendo che la “Biennale di Venezia” anziché essere l’occasione per mostrare in anteprima, senza interferenze, le mie opere, è diventata una mostra personale del Direttore, con un titolo da lui inventato: “Identità e alterità”, quindi l’ “esposizione” di un suo “tema”, con le opere d’arte che ne diventerebbero svolgimento, esempi visivi utili ad illustrare le sue teorie. E con l’inserimento nella mostra anche di stilisti, scenografi ecc. ecc…  Tutto questo non è neanche originale dato che, ad esempio, già nel 1972 la mostra “Documenta” a Kassel era stata organizzata dal “direttore creativo” con simile stravagante metodologia.
La biennale del 1995, come anche altre precedenti, compresa quella del 1993, è il risultato della stessa mentalità, una mentalità che per molto ha tempo tediato non solo me, ma anche il pubblico.
Il giorno 8 marzo 1994 è stato inviato alla Biennale di Venezia e pubblicato il giorno seguente da numerosi giornali, un testo sottoscritto da molti artisti italiani, che esprimeva contrarietà per quella mentalità, per qualunque tematica precostituita, e per le manie di protagonismo di certi “curatori” che utilizzano le occasioni espositive e le opere degli artisti per fare la “loro” mostra e sentirsi così anche loro un po’ artisti. Un testo che evidentemente non è stato tenuto nella dovuta considerazione.
È certo che nessuno è mai andato alla Biennale di Venezia per la curiosità di conoscere le idee del Direttore, bensì per la curiosità di vedere, senza indottrinamenti, inedite opere d’arte contemporanea. Ed è anche molto strano che per “esporre” e divulgare le sue teorie, il Direttore usi la struttura della Biennale quando basterebbe solo un libro per raggiungere lo stesso fine.
Data la anormalità della situazione, le mie opere si rifiutano di partecipare alla mostra “Identità e alterità” che nel 1995 occuperà gli spazi della “Biennale di Venezia”.
Gino de Dominicis
Libreria Brac / HALL OF FAME
L’eroe, nell’era moderna, è colui che compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. La libreria Brac è lieta di presentare negli spazi del suo ristorante una selezione di monografie incentrata sulla figura dell’artista come eroe: ogni martedi verrà qui introdotto un catalogo ragionato monografico che sarà poi consultabile nella sala principale della Brac.

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