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Brac’s art on table – Melania de Leyva

de layvaNeverland

fotografie di MELANIA DE LEYVA

L’isola che non c’è esiste nell’immaginazione e nella parte più profonda e archetipica di ciascuno di noi.

Fantasia e utopia, traslato di realtà e creazione di un mondo altro, dove evadere e trovare porto sicuro: questo è quello che le immagini o le parole talvolta riescono ad evocare, quando la parte più strutturata dell’intelletto lascia spazio alla capacità di osservare e rappresentare le cose abbandonando qualsivoglia sovrastruttura.

Novella Alice, Melania de Leyva, inseguendo un coniglio bianco, ci trasporta in una dimensione fatta di paradossi, avventure e non senso. Al pari della protagonista dell’opera letteraria di Lewis Carrol, i personaggi femminili che popolano l’immaginario della fotografa, appaiono come improbabili caricature e metafore della società di oggi. Alice all’inizio del suo viaggio si ritrova in una stanza piena di porte e scrutando attraverso una serratura scopre un posto meraviglioso. Decide di raggiungerlo con qualsiasi mezzo: ecco che prima beve dalla bottiglia il filtro che la rimpicciolisce e poi mangia il pasticcino e diventa gigantesca. Proprio come una figura uscita da un libro di fiabe, sembra affacciarsi da un calice una delle figure ritratte dalla de Leyva, ma a ben guardare, nella realtà, si tratta di uno scherzo: la concavità del bicchiere falsa le dimensioni e quindi la realtà. Ci sono poi i pasticcini, che fanno eco a quello con su scritto “mangiami” che divora Alice: fasulli e carichi, barocchi e fantastici, giocattoli che destano la vista e mai la gola. C’è anche una ragazza bionda, a testa in giù, davanti ad uno specchio – il medium verso il secondo mondo delle meraviglie di Carrol.

A ben guardare nella produzione della fotografa si possono trovare rimandi ad altre storie, in primis Pinocchio: ed ecco le figure in carne ed ossa, adagiate come burattini in una casa semivuota e arredata solo con peluche e palloncini. Dal burattino di Mastro Geppetto a Peter Pan: l’isola che non c’è, intesa come realtà utopica e ideale, che non esiste se non attraverso l’immaginazione, è rappresentata nel falso mito americano. Quest’ultimo si sgretola a colpi di una pungente e cinica ironia di ascendenza warholiana e si compone su di un palco, calcato da strani figuri bloccati in scenografie cariche di elementi simbolici e parlanti. Per finire, s’incontra anche Gulliver, caduto su di un’isola e in compagnia di un grande coniglio bianco…!

Questa apparentemente ludica e leggera ricerca e costruzione di una dimensione parallela, dove le misure sono sovvertite e ciascun elemento assume un peso in forza non della sua concreta fisicità, ma bensì della sua sostanza, disvela una forte critica a certi dettami della nostra epoca. Il rifiuto del reale e la fuga nell’illustrazione non ha nulla d’infantile, innocente o superficiale, ma deriva da una conoscenza profonda e sofferta di quel mondo che si rifiuta e che si mette alla berlina.

Tiziana Tommei

L’amore per l’arte arriva precocemente, supportato da una fervida fantasia, che riversa in origine nel disegno, creando realtà che parlano di una mente avida e curiosa. Scopre poi il mondo onirico dell’illustrazione, per avvicinarsi poi successivamente alla fotografia, trovando in essa un nuovo modo di raffigurare la realtà. I suoi scatti, se dapprima appaiono divertenti, in seconda battuta stupiscono, dimostrando una sensibilità non comune nel cogliere l’essenza del soggetto immortalato. Non per l’ultima l’installazione, quale altra forma di espressione artistica in cui essa si cimenta e che le permettere di sondare lo spazio, testandone la tridimensionalità, con la libertà di creare senza vincolo alcuno alla ricerca concettuale.

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