News

sabato 23 luglio-h 19.00 ai Magazzini Lisabetta Salviati dei Marchesi Centurione Scotto, all’interno della proprietà Duca Salviati, Migliarino di Pisa Francesco Chiacchio presenta: Ballroom Stories

a cura di Sonia Zampini

La mostra evoca, già dal titolo, una dimensione in cui l’arte sembrasnodarsi tra le fila di un racconto anzi di più racconti che prendono corpodallo stesso spazio espositivo, inteso proprio come una sala da ballo, conevocazioni e suggestioni tipiche degli anni ’30, quando, in quei luoghi, la vita il tempo, le storie personali e collettive, venivano scandite a ritmo diJazz.Sono storie intrise di nero, di una musica che racconta la sua anima scura,così come è l’anima delle immagini esposte, disegnate dall’artista-illustratore Francesco C., su grandi manifesti prelevati direttamente dallastrada, dipinti e posti ora, come unica voce narrante, a raccontare la storiadi strade e di genti, attraverso linee che delimitano contorni di strumentimusicali e sagome di musicisti, come di ballerini. Nascono allora immaginidi musicisti jazz e del loro dialogo sonoro con il proprio contrabbasso opianoforte, quasi a farci percepire l’intensità della loro musica che muovei passi di altre grandi immagini di ballerini, dove il suono, la danza, glistrumenti descrivono accordi musicali come fossero parole.

BALLROOM STORIES

E’ un lavoro di cesello. Ho disarmato l’infelicità.

Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri. Se

tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti

uno dopo l’altro, incantati, immobili, fermati lì

per sempre a segnare la rotta di questo viaggio

strano che a nessuno ho raccontato se non a te.

Novecento, A. Baricco

Non sempre adoperiamo le parole per comunicare e quando non le usiamo sappiamo perfettamente che ciò che le sostituisce è esattamente in grado di farlo, e forse anche di andare oltre.

Questo comunemente accadeva in quelle sale da ballo di coltre di fumo, che rendeva ricordo ogni immagine fissata, e musica assordante, quasi a scolpirti l’anima, se mai avesse avuto forma, in quel tempo che conosciamo e ricordiamo anche senza averlo vissuto.

In quei luoghi veicolavano parole confezionate a suon di musica, e proprio per questo non detto, per questa materia non categorica che definisce, nascevano dialoghi profondi, le persone si conoscevano semplicemente perché sentivano che i musicisti avevano scelto quell’ accordo giusto per quel momento.

Si svolgevano, davanti ai nostri occhi, molteplici storie narrate in ogni loro dettaglio, ed ogni giro di basso univa altrui reticenze, secondo il ritmo di una danza che era già amore, e che forse non sarebbe andato oltre il senso compiuto di quella stessa danza.

Così i musicisti intendevano le cose, e così i ballerini, improvvisati e non, giovani e meno giovani, le vivevano.

Continue corrispondenze rendevano quelle sale da ballo perfetti luoghi da osservare per poi raccontare storie. Ogni musicista apriva la strada di un dialogo mentre lo seguivano ancora altri musicisti, in consonanza di intenti, a dire la loro. Ogni ballerino ne traeva il senso ultimo e permetteva a quel linguaggio astratto di avere corpo.

Accadeva semplicemente questo. E tutto era perfetto. Non perché la perfezione fosse regola, ma perché era semplicemente sentita e vissuta e, soprattutto, aveva la purezza dell’istinto che asseconda la cadenza ritmica della musica e che fa muovere i passi di sconosciuti, che fa crescere la musica su stessa a generare altre ipotesi, a sostenere ritmi di corpi sudati che non si arrendono alla danza, rendendo armoniosa questa esistenza così umanamente sporca di vita.

Musica nera di jazz e parole senza colore di passi di ballerini, si celebravano in quei luoghi, e nascevano storie che solo in quelle sale da ballo avevano compimento, senza nessuna altra regola al loro vivere.

Sonia Zampini

Related

No Comments

Leave a Reply

Cookies help us deliver our services. By using our services, you agree to our use of cookies. More Info | Close