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Firenze laboratorio d’Italia?

Le impressioni di Gilioli sull’evento alla stazione Leopolda sintetizzano in maniera eloquente quelle che sono state anche le mie sensazioni.

Non so quello che verrà fuori, se qualcosa verrà fuori, dall’incontro di quella cosa che forse è nata in questo week end alla Leopolda di Firenze.

Nel bla bla del fuori palco c’era un’atmosfera ottima: voglio dire, nessun puerile entusiasmo per il sole radioso dell’avvenire ma neppure i soliti cinici pessimismi autodistruttivi in cui a sinistra siamo bravissimi. Insomma, un cauto ma determinato costruire, e poi vedremo se da cosa nasce cosa.

Il mio primo positivo stupore è stato per il fatto che si è parlato pochissimo – quasi nulla- di Berlusconi. Ma non per scaramanzia, come faceva Veltroni: proprio perché era un incontro sul futuro non sul passato.

Si è parlato poco anche del gruppo dirigente Pd: credo per lo stesso motivo, con buona pace di chi si immaginava un ricettacolo di furenti rottamatori bramosi di sottrarre la poltrona da sotto al culo di Bersani and company.

Si è molto parlato invece di politica, da quella piccola a quella grande – think global, act local. Ambiente, scuola, ospedali, froci, mafia, mazzette, povertà, immigrazione, precari, giustizia, guerra, merito, talento, innovazione, sicurezza, diritti, doveri, internet e molto altro. Se n’è parlato per quel che si poteva fare in un limite di tempo per ogni intervento – cinque minuti e poi il gong – che ha privilegiato il ritmo all’approfondimento.

Ne è uscito, inevitabilmente, un caleidoscopio di politica-snack, una mitragliata di spunti: non solo per il Pd, ma per il paese che un giorno uscirà dal suo attuale medioevo. Spunti buoni, ottimi e così così, com’era ovvio. Anche contraddittori e non sempre praticabili. A tratti sembrava un barcamp, con i vantaggi e gli svantaggi del caso.

Non mancava nel pubblico e nei partecipanti chi un po’ diffidava dei due organizzatori sul palco – Renzi e Civati – paventando il rischio che il tutto fosse soprattutto in una vetrinona per l’ascesa personale dei due ‘thirty-something’ nel gotha del partito. Può anche darsi, ma nel caso non me ne frega assolutamente niente. Voglio dire, se la loro ascesa coincide con quella dello spirito e delle idee civili e sociali che sembrano avere nella zucca, non capisco perché questa ambizione debba essere una disgrazia. Se ci sono delle buone idee, qualcuno deve pur rappresentarle, altrimenti si finisce per tenersi chi rappresenta e mette in opera le cattive idee.

A proposito, il compito che si sono caricati sulle spalle quelli che hanno messo in piedi la Leopolda ora mi pare gigantesco. Si tratta di prendere un bel setaccio e di tirare fuori da quello che si è detto lo scheletro, la carne, i muscoli, i nervi e la mente di un Pd che faccia il suo mestiere: l’opposizione vera oggi in vista di un governo decente domani.

Insomma, adesso sono cazzi.

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