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è la rete bellezza…

alessandro gilioli su piovono rane a proposito della “web democracy”

Giunto al quinto anno di vita, e avendo superato i duemila post (madò, quante chiacchiere), posso senz’altro dire che questo blog mi ha fornito – oltre a infiniti dubbi – anche un’assoluta certezza: qualsiasi cosa tu scriva in Rete – oh: qualsiasi – troverai immediatamente uno secondo il quale hai detto una cazzata.

E’ scientifico, anzi pavloviano.

Tipo magari un mattino d’estate ti alzi e scrivi: che bello, c’è il sole. Contenuto non particolarmente denso, ma quel giorno lì del tutto incontrovertibile.

Eh no, magari.

Tempo dieci minuti e su Facebook uno commenta che la tua contentezza mattutina è irresponsabile perché quel sole lì è frutto del global warming, e il pianeta sta morendo mentre tu ridi, vergognati.

Un altro su Friendfeed ti spiega che sei un city boy di merda perché non pensi ai contadini che hanno bisogno di pioggia, e giù dati e link sul crollo dei fatturati nell’agricoltura.

Chiude un terzo sul blog, con un Ip di Piovarolo, a dire che i giornalisti sono una casta, perché si trovano le redazioni nei posti più assolati.

Non se ne esce, è così, qualsiasi cosa uno dica.

E va bene, per carità: se uno vuol stare in rete, si allacci le cinture e si prenda di tutto, fa parte del gioco.

Semmai c’è un unico rischio, e cioè che uno (il blogger) finisca per autocensurarsi troppo in vista delle possibili critiche. E allora si contorca in un neoblogghese politicamente corretto, del tipo: «Noto non senza piacere che oggi qui a Roma c’è un tempo discreto, e conscio di questo privilegio penso con rammarico agli orsi polari alla deriva a causa dell’effetto serra, ed esprimo la mia vicinanza alla Coldiretti per i possibili danni da siccità, senza dimenticare gli sfortunati abitanti di Piovarolo a cui va la mia piena solidarietà per le recenti precipitazioni».

Beh, facciamo che io non ci sto, se vi va: io se c’è il sole dico che c’è il sole, e (come ripeteva sempre il mio maestro Manlio Mariani) se poi qualcuno mi vuole dare dello stronzo, pazienza, me lo tengo.

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