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Tentami…tempeh!

13260947_1220245224661106_1389012611_nPremessa necessaria.

C’è un motivo per cui si decide di provare a fare il tempeh.

Forse il desiderio inconscio di sfidarsi, mettersi alla prova, dimostrare all’universo che siamo capaci di supermegachilidiquintali di pazienza.
Si, penso sia stato questo.
Poter dire “l’ho fatto”.

Per tutti i riferimenti la mia bibbia è stata www.tempeh.info, poi ho girellato per il web alla ricerca di soluzioni degne di Mc Giver per costruire una camera a temperatura costante dove far fermentare il prezioso panetto di tempeh. Alla fine ho lanciato un urlo, giuro, e sfoggiato il repertorio più truce del toscano che tira giù uno per uno tutti i santi dell’olimpo e li colloca geograficamente in maremma, magari a cavallo di un ciuco, e ho pensato: ok il tempeh veniva fatto nella giungla, cosa diamine ne sapevano loro di lampadine a basso voltaggio con prolunghe infilate nel forno..? proprio nulla!!!!!! quindi ho usato il sole il vento e il calore, ovvero l’essiccatore e zanghete! risultato PERFETTO.

INGREDIENTI:
600 gr di fagioli di soia
5 cucchiai di aceto bianco
1 cucchiaino di starter, 3/5 gr

PROCEDIMENTO:
metti in ammollo i fagioli per una notte. Al mattino preparati psicologicamente e dacci sotto: bisogna massaggiare i fagioli di soia in modo tale da separarli dalle loro buccine, per decorticarli, poi con un colino via via leva le bucce, che galleggiano. Facendo questo poi i fagioli si dividono in due, lo devono fare, è il nostro obiettivo: fagioli nudi divisi in due. A questo punto cuoci in abbondante acqua la soia, dopo aver aggiunto i cucchiai di aceto, ci vogliono circa 30 minuti. Scolali e ripassali in una padella a fuoco medio, mescolando, bisogna farli asciugare. Non contenta di questo passaggio i miei fagioli li ho anche phonati, distesi belli larghi su un canovaccio. Non ridere, è vero. In tutto questo mia madre, che era con me, mi guardava e diceva a bassa voce..ma chi te lo fa fare…
A questo punto, quando la soia è bella asciutta, aggiungi il cucchiaio di starter e mescola con cura, con molta cura, con tantissima cura. Se clicchi qui trovi un form da compilare, dal sito tempeh.info, per ricevere a casa un campione di starter, pagando solo due euro di spedizione.
Io ho comprato direttamente una bustina da 25gr dal sito Tibiona
Una volta ben distribuito il Rhizopus Oligosporus, ovvero il fungo che aziona il processo di fermentzazione e relativa muffina, bisogna adesso impacchettare la soia. Mi sono dilettata sia con i sacchettini per surgelare che con quelli dell’Ikea, questi qui per l’esattezza, ed è stato un successone. Non solo stai imparando a fare il tempeh, ma hai anche una nuova ottima scusa per andare all’Ikea, non è forse fantastico? I sacchettini, quelli della misura più piccola, vanno ben riempiti, con uno spessore di de centimetri circa, poi chiusi senza lasciare spazi vuoti o bolle di aria, e poi bucati con i rebbi di una forchetta su ciascun lato, in modo da creare il passaggio all’aria necessaria per attivare la fermentazione. Ora deposita i sacchettini nell’essiccatore a 30° per circa 36/48 ore. A questo punto il tempeh è pronto, lo puoi conservare in frigo.

Nella foto in apertura c’è il tempeh autoprodotto da me con la soia e poi tagliato a fette di un cm circa di spessore e saltato con taccole, salsa tamari e curry verde nel wok. Una delizia.
Qui sotto invece c’è il tempeh fatto con i ceci neri. Buono, ma non lo rifarò mai più, i ceci neri sono quasi impossibili da decorticare. Questo tempeh di ceci neri lo ho fatto sempre nel wok ma con pomodorini piccadilly fatti prima appassire in padella con olio e sale.

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