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13 Mag 2011

Presentazione dei volumi “Operette ipotetiche” e “Autobiografia della mia infanzia”di Ugo Cornia

Ugo Cornia abita Modena come i filosofi greci abitavano Atene, nel senso che Modena è la sua patria, come Atene era la patria ad esempio di Diogene Cinico. E senza Modena non si sa cosa Ugo Cornia avrebbe fatto, se avrebbe mai scritto i suoi tipici e incantevoli libricini; come Diogene, che senza Atene non sarebbe stato un cinico famoso ma solo un barbone.
Nelle Operette ipotetiche Ugo Cornia si mette a fare dei ragionamenti partendo da una più o meno accettabile ipotesi: cosa succederebbe se Dio facesse sparire per un po’ Piazza Grande di Modena; o resuscitasse la mummia di Tutankhamon con tutti i problemi connessi; se il Dio monoteista si fosse affermato sugli antichi dèi politeisti con pestaggi indiscriminati; se Giove e Mercurio esistessero davvero e interferissero col genere umano e con le donne in particolare; se coi progressi della plastica una mucca potesse diventare una signora; se un uomo una notte andando a pisciare incontrasse in bagno suo padre morto anni prima che sta pisciando anche lui, e gli dicesse: ma non eri morto papà? cosa sei tornato a fare? e il padre gli dicesse: sono tornato un attimo a pisciare, non vedi? e il figlio: com’è papà l’aldilà?  eccetera eccetera.
Come si vede sarebbe un libricino classico di filosofia, se non fosse tutto fatto di storie comiche e campate per aria, che però danno da pensare filosoficamente.

Una sera, mentre è in ascensore, e sta salendo a casa, all’autore di Autobiografia della mia infanzia viene in mente che forse non ce la può fare a scrivere un’autobiografia della sua infanzia. Poi, invece, passano i giorni e cominciano a tornargli in mente un sacco di cose.

Cose che a volte lo commuovono anche molto mentre ci pensa, al punto che forse, se uno lo guardasse da fuori, magari potrebbe vedergli anche gli occhi lucidi. Perché in effetti di quel periodo della vita che è l’infanzia, capita che a ricordarlo, si pensa che sono belle addirittura anche le cose brutte.

Forse perché l’infanzia è un momento della vita veramente strano, e le cose strane, anche quelle brutte, sono sempre un po’ belle perché sono strane.

 

Intervengono Ugo Cornia e Giovanni Maccari.

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